ODISSEA

 

Ins. Niro Anna Maria

Classe 4a B

Lavoro di gruppo

 

Anno Scolastico 2007/08

 

L’epica

Tante storie raccontate

da Omero, forse inventate,

di eroi tanto forti

ma, a volte, anche morti.

 

 

 

 

 

 

 

La nascita degli dei

 

Han tanti poteri straordinari

Perché muovono monti e mari,

son detti soprannaturali

e pare fossero immortali.

Dall’Olimpo Zeus tuona,

Febo, dio della musica, suona.

Poseidone, con Ulisse arrabbiato,

il mare fa diventare agitato.

 

 

 

La storia

 

I Troiani rapirono Elena,

moglie di Menelao, re di Sparta,

che per la gran pena

studiò il piano d’attacco sulla carta.

 

I Greci, partiti per la guerra,

arrivarono in quella famosa terra,

alle porte di Troia si accamparono

e per dieci anni lì restarono.

 

I Greci trappole volevano elaborare

e cominciarono a pensare

come Troia conquistare

e la guerra terminare.

 

Ulisse, con la sua astuzia

e tutta la sua arguzia,

costruì un enorme cavallo

e lo lasciò fuori del vallo.

Troia esultò, gioiosa e convinta,

che la guerra fosse vinta!

Ma, di notte, mentre la città dormiva,

Ulisse dalla pancia del cavallo usciva.

 

I Greci invasero la città

e, senza alcuna pietà,

sconfissero i Troiani

e tornarono a casa sani.

 

Tornarono a casa i Greci tutti

ma non fu così per Ulisse

che, per alcuni dei contrari,visse

dieci anni in mezzo ai flutti.

 

Atena chiese a Zeus di liberare

Ulisse, di Calipso prigioniero,

e di farlo presto ritornare

a Itaca con il suo veliero.

 

A Itaca, i Proci, nel frattempo,

volevano Penelope sposare,

ma lei riusciva questi a ingannare

sfilando la tela nottetempo.

 

 

 

 

A Itaca

 

A Itaca, i Proci arroganti

entrarono in sala tutti quanti,

mangiarono in abbondanza

e, infine, fecero una danza.

 

Atena, prese le sembianze di Mente,

arrivò nell’isola velocemente,

per Telemaco consolare

e, di andare da Menelao, consigliare.

 

Il viaggio di Telemaco

 

Partì Telemaco con Mente

per andare a Pilo velocemente,

dove Nestore incontrare

e della sorte del padre domandare.

 

Nestore a Telemaco disse

di non saper niente di Ulisse

ma a Sparta consigliò di andare

perché Menelao lo potesse aiutare.

 

A Menelao Telemaco domandò

se avesse del padre notizia

e, in nome dell’amicizia,

il re di Proto raccontò.

 

 

 

 

Ulisse

 

Ermes da Calipso arrivò

per portare di Zeus il messaggio:

il padre degli dei, infatti, ordinò

di lasciar libero Ulisse per il viaggio.

 

Calipso, a malincuore,

fece partire Ulisse,

che con tanto sudore

una zattera costruì.

 

Odisseo, per diciassette giorni,

verso Itaca navigò,

ma Poseidone lo fermò,

obbligandolo a nuovi soggiorni.

 

Sull’isola dei Feaci naufragò,

Nausicaa incontrò

e tanto la pregò

che alla reggia lo invitò.

 

Appena fu davanti alla regina,

s’inginocchiò Ulisse supplicandola,

perché, come una girandola,

aveva girato da sera a mattina.

 

Il re Alcinoo e la regina Arete

accolsero il forestiero

che aveva fame e sete

e gli promisero un veliero.

 

Demodoco, di Alcinoo cantore,

raccontò, cantando in poche ore,

di Troia la famosa storia

che colpì di Ulisse la memoria.

 

 

 

Il ciclope Polifemo

Da Troia nel paese dei Ciconi sbarcò

e, con i compagni, il bottino rubò,

ma i Ciconi si arrabbiarono

e di Ulisse si vendicarono.

 

Dopo tante vicissitudini marine,

Ulisse si trovò nella terra dei Ciclopi,

nella grotta c’erano formaggi e topi

e capre grosse e piccoline.

 

La sera il ciclope tornò,

accese il fuoco e li scovò.

Prese all’improvviso due achei

e li mangiò, nonostante i piagnistei.

 

Ulisse e i suoi si spaventarono

e Zeus e gli dei invocarono,

ma il ciclope così continuò

e, dopo un poco, s’addormentò.

 

Con un tronco appuntito,

il ciclope addormentato

avevano colpito

e anche accecato.

 

Legate le pecore a tre a tre,

ogni greco si aggrappò sotto,

così il timore fu interrotto

e si salvarono più di tre.

 

Polifemo si accorse dell’inganno

e gridò forte il suo malanno;

i fratelli chiesero chi era stato:

“Nessuno mi ha cecato”.

 

Odisseo con i suoi tornò al veliero

E disse:”Sono Ulisse, il gran guerriero!”

Polifemo, figlio di Poseidone,

mise in atto una gran punizione.

 

 

 

Il dio Eolo

Dopo giorni di navigazione,

senza alcuna intenzione,

dal dio Eolo arrivarono

e con i venti se ne andarono.

 

Dopo nove giorni, Itaca vedendo,

Ulisse, per la stanchezza, si addormentò

e i suoi compagni, l’otre aprendo,

una grande tempesta scatenò.

 

Scacciati da Eolo, con scorte alimentari,

i Greci dai Lestrigoni approdarono

dove i giganti due achei mangiarono

e altri uccisero con lanci vari.

La maga Circe

Arrivati all’isola di Eea

Dove viveva Circe, la maga,

che, come in una saga,

gli uomini in maiali facea.

 

Ma Ulisse da Ermes informato,

dopo aver l’erba amara ingoiato,

con la spada e la lancia si presentò

e la maga vinse e minacciò.

 

Il giorno dopo Ulisse nel porcile andò

e tutti i suoi compagni liberò.

Per volere di Circe la nave attraccò

 e, sull’isola di Eea per un anno restò.

 

L’Averno

Ulisse scese nell’Averno,

in quel mondo non odierno,

scavò e riempì una fossa con il vino

e apparve subito Tiresia, l’indovino.

 

L’anima di Agamennone apparì

ma dopo poco tempo sparì.

Achille, molto triste, venne subito dopo

e se ne andò contento, raggiunto lo scopo.

 

Altre peripezie gli annunciò l’indovino

e Ulisse restò inebetito come un bambino,

ma l’anima della madre lo richiamò

e della causa della sua morte gli parlò.

 

 

Le Sirene

Ai compagni mise nelle orecchie la cera

ma lui all’albero maestro legato era.

Il canto delle sirene perciò ascoltò

ma Odisseo, furbo, non si incantò.

 

Poi tra Scilla e Cariddi si trovò

e con la solita astuzia passò.

Scilla però le teste mostrò

e sei compagni a poppa mangiò.

 

A Trinacria sbarcò Ulisse

e ai compagni di ventura disse:

“Le mucche sacre non dovete toccare

o in una disgrazia possiamo incappare!”.

 

Stanco Ulisse cadde addormentato

e i compagni le mucche ebbero mangiato.

E così, quando ripresero il viaggio di ritorno

il dio Sole agitò il mare tutt’intorno.

 

Da Scilla e Cariddi attaccati

i greci furono tutti annegati,

solamente Ulisse si salvò

perché ad un tronco si attaccò.

 

Dopo nove giorni di navigazione

Ogigia fu la sua destinazione:

la ninfa Calipso innamorata

tenne Ulisse a sua portata.

 

Ma Atena lo volle liberare

e da Zeus Ermes fece mandare,

Odisseo dai Feaci arrivò

e tutte le sue avventure raccontò.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ritorno ad Itaca

 

Dal racconto meravigliati e sconvolti,

i marinai feaci accorsero in molti,

per una nave approntare

e Ulisse ad Itaca portare.

 

Appena s’imbarcò

Ulisse s’addormentò

e quando si svegliò

Su una spiaggia si trovò.

 

La nebbia impediva la vista

e Ulisse cercò una pista,

ma Atena ben presto incontrò

che con i consigli lo confortò.

 

Trasformato in vecchio mendicante,

da Eumeo si presentò zoppicante.

Come ospite dal porcaro fu accolto

e dormì dopo aver mangiato molto.

 

Telemaco, avvertito da Atena,

lasciò Sparta con gran lena,

nella sua patria fece ritorno

e da Eumeo andò a fine giorno.

 

Ulisse con il figlio s’incontrò:

la sua identità gli rivelò.

Commossi si abbracciarono

e un piano concertarono.

 

I Proci s’arrabbiarono molto:

Telemaco volevano morto.

Penelope i Proci minacciò

ma Antinoo le rispose di no.

 

 

 

L’ATTESA DI PENELOPE

 

Telemaco a casa ritornò

e la mamma, contento, abbracciò,

Penelope chiese di Ulisse:

il figlio, quel che sapeva, disse.

 

Eumeo Ulisse condusse,

nella reggia parecchio discusse.

Argo, alla vista del padrone,

morì per la forte commozione.

 

Quando videro il mendicante

entrare nella sala festante

Antinoo presto s’irritò

e, contro, uno sgabello lanciò.

 

Ulisse si mostrò molto calmo

e non alzò neanche un palmo.

La regina seppe l’accaduto

e vederlo avrebbe voluto.

 

 

 

 

 

 

 

 

ULISSE E IRO

 

Iro poi alla reggia arrivò

e arrabbiato Ulisse cacciò.

Questi con molta rabbia rispose

e una grande lotta propose.

 

Ulisse presto sferrò un calcio:

Iro cadde come uno straccio.

Scacciando poi lo sconfitto Iro

Odisseo si preparò al tiro.

 

 

 

ULISSE E PENELOPE

 

Tutti i Proci andarono via

e le serve fecero pulizia,

mentre Ulisse al figlio disse

di togliere le armi confisse.

 

Giunta Penelope nella sala

sedette sul trono, sulla scala,

ordinò di porre un tappeto

per parlare in modo discreto.

 

La regina gli chiese chi era

e, Ulisse, in dolce maniera,

rispose con voce persuasiva

“Etone” e da Creta veniva.

 

Ulisse aveva incontrato,

la sua spilla aveva notato

sul mantello color porpora

e diverso dal color tortora.

 

La regina gli offrì un bagno

e Ulisse, senza alcun lagno,

le chiese di essere lavato

 da Euriclea, perché invecchiato.

 

Quando lo lavò la sua nutrice

si accorse della cicatrice

ma dagli occhi del re pregata

la vecchia se ne andò calmata.

 

 

L’ARCO DI ULISSE

 

Penelope col vecchio parlando

dell’arco si ricordò pensando

e propose una grande gara

per porre fine alla cagnara.

 

Ulisse era molto d’accordo

e, salutata la sua regina,

si sdraiò sulla pelle al bordo,

pensando alla nuova mattina.

 

La regina ordinò ai Proci

di fare una gara con l’arco,

subito i principi veloci

prepararono il lungo varco.

 

Vane furono tutte le prove,

solo il mendicante ci riuscì

e lanciando tante frecce nuove

i Proci vinse: nessuno uscì.

La sala era piena di morti

per cui Euriclea fece svegliare,

che con le ancelle disinfettare

potesse bene tutte le corti.

 

Quando finirono di pulire

Penelope mandò a chiamare,

desiderandola abbracciare

e, così, l’esilio far finire.

 

Incredula giunse la regina,

sedette su una poltroncina

e Ulisse mise alla prova

dicendo di spostare l’alcova.

 

Il suo sposo, però, ben sapendo

di come fosse fatto il letto,

rispose a lei quasi ridendo:

“Cara, non può essere divelto!”

 

 

ULISSE E LAERTE

 

Dal padre andò il giorno dopo

per raggiungere il suo scopo:

di farsi riconoscere presto

e raccontare tutto il resto.

 

I parenti dei Proci uccisi

vendicarsi del re volevano,

così si riunirono decisi

e dare la morte potevano.

 

Atena subito da Zeus andò,

per Itaca la pace implorò

e la mano di Ulisse fermò,

così, d’allora, tutto si calmò.

 

 

 

 

Ulisse e Penelope

 

 

GIOCHI LINGUISTICI

Filastrocche

È interessante, stuzzicante,

mi piace perché appassionante

e ti fa conoscere la storia

 di Ulisse con la sua memoria.

(M. M.)

 

Una storia molto avvincente

che terrò sempre nella mia mente:

un importante insegnamento

che io non butterò mai al vento.

(F.T.)

 

Mi è piaciuta tantissimo:

Ulisse era fortissimo;

ma tutto si calma a corte,

ad Itaca non c’è più morte.

(S. R.)

 

È stato molto stupefacente

ma, a volte, anche commovente

e mi serve ad assimilare:

“Il cervello bisogna usare!”

(F. P.)

 

Omero raccontò di Ulisse

e della lunga storia che visse.

Egli a Troia combattè e vinse:

con un cavallo di legno finse.

È un racconto eccezionale

con uno strepitoso finale.

Il poema è di avventura

e Omero l’ha scritto con cura.

(M. P.)

 

Questa storia mi ha divertito,

Ulisse mi è molto gradito,

se, a volte, mi sono commosso,

altre, ridendo, divento rosso.

(A. R.)

 

Avventuroso, emozionante,

è lui: Ulisse con la sua storia.

Re magnifico e strabiliante

ha avuto una grande vittoria.

(M. P.)

 

Il racconto mi piaceva molto

e, come un gradissimo porto,

un po’ lungo ma interessante:

è volato via in un istante.

(B. M.)

 

Con avventure emozionanti

anche, a volte, entusiasmanti,

furbo Ulisse ci ha lasciato

la sua bella storia senza fiato.

Lui, che appariva timoroso,

è diventato molto famoso;

la storia mi è tanto piaciuta:

ringrazio perché l’ho conosciuta.

(P. M.)

 

ACROSTICO

U Ulisse, re di Itaca,
L
Laerte era suo padre,
I
incontra e combatte
S
Scilla e Cariddi,
S
Sirene e Ciclopi
E
e ne esce salvo.

Ulisse, re di Itaca, Laerte era suo padre, Incontra e combatte Scilla e Cariddi, Sirene e Ciclopi E ne esce salvo.

 

HAIKU

Tutti i Proci

vogliono Penelope

per essere re.

 

LIMERICK

Ulisse, un gran guerriero,

distrusse il suo veliero,

così su delle isole si trovò

e per molti anni lì restò.

Quel distruttivo Ulisse guerriero.

 

 

RELAZIONE FINALE

All’inizio dell’anno scolastico, quale insegnante di italiano, ho pensato di far adottare agli alunni della mia classe un testo di lettura per migliorare le conoscenze letterarie. La scelta è caduta sull’ “Odissea”, riduzione in prosa semplificata per alunni della scuola primaria, contenente schede didattiche alla fine di ogni capitolo.

Quando abbiamo cominciato a leggere la storia di Ulisse, i bambini si sono subito appassionati nell’ascoltare e conoscere le avventure dei personaggi della mitologia greca, e da loro è nata l’idea di scrivere delle filastrocche. Così, un po’ per gioco, ma anche impegnandosi e divertendosi, i ragazzi della classe 4ªB hanno realizzato questo libro arricchito da disegni e figure inerenti alla storia letta.

Leggere il libro, fare la sintesi, rispondere alle domande delle schede e scrivere testi è stata, sul piano pedagogico-didattico, un’importante esperienza per tutti i bambini che, mentre si divertivano, hanno migliorato le conoscenze e le competenze non solo nella lingua italiana ma anche nelle altre discipline.